Posted On Ottobre 10, 2016 In Criminalistica With 834 Views

Cani supereroi o investigatori dal “fiuto” eccezionale?

di Nicolina (Nikka) Mastrangelo
Negli ultimi tempi si è assistito all’impiego di nuove forze, non umane, né bioniche, ma canine nelle indagini: i cani da ricerca: cani molecolari (detti anche mantrailing) e cani da cadavere. Questi investigatori talentuosi sono in grado di riconoscere particolari molecole all’olfatto.
Quando parliamo di cani da ricerca è giusto fare una distinzione tra doti contraddistinte possedute da distinte specie canine capaci di riconoscere o le molecole del sudore, o molecole legate alla decomposizione.
I cani, giornalisticamente definiti molecolari, non sono cani ingegnerizzati geneticamente o elettronicamente, ma sono, più correttamente,  cani da ricerca, scientificamente in grado di  “sentire”, annusare, molecole legate all’odore di una persona.
La razza dotata di questa peculiarità è il Bloodhound o Cane di S. Uberto, di origine belga. Letteralmente Bloodhound vuol dire “puro sangue” a differenza della propensione al fiuto per il sangue alla quale potrebbe far pensare tale denominazione.
Il Bloodhound è particolarmente sensibile in grado di riconoscere non solo la presenza di un essere umano in un determinato luogo (come fanno i cani che vengono impiegati ad esempio nei terremoti), ma specifiche persone, anche dopo molte settimane dal loro passaggio, individuando addirittura la direzione che ha preso. In pratica riescono a fiutare le piccolissime particelle che emanano un odore caratteristico.

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